Repinto: il problema epocale è la penuria di personale

Mancano OSS e soprattutto infermieri

Stefania Repinto, DG del Gruppo ISenior e Presidente di Anaste Lombardia, intervenendo sulle attuali criticità del settore nell’intervista a cura di Sesta Stagione.

“Arriviamo tutti da un anno tremendo. Il problema principale ora è tornare alla normalità e la bravura di noi gestori deve essere quella di far conciliare le regole attualmente vigenti per la sicurezza in struttura con le aspettative, molto alte, dei familiari. Il che non sempre è facile perché nel nostro Paese, a fronte di un’ordinanza ministeriale, ci sono tutte le differenti interpretazioni regionali, quindi su tante indicazioni, ad esempio per l’accesso dei parenti in struttura, su come e dove fare i tamponi…, ogni Regione si muove diversamente, tra difficoltà organizzative e logistiche concrete che spesso chi fa le leggi non tiene in conto.

A questo si aggiunge il problema, davvero epocale, della penuria di personale: mancano oss e soprattutto infermieri, che nei primi mesi della pandemia sono stati oggetto della “campagna acquisti” degli enti pubblici e ora vengono reclutati per vaccinare. Senza contare che anche la riapertura richiede uno sforzo organizzativo di personale, oltre che di costi, non indifferente. In questo momento stiamo lavorando con le Associazioni di categoria per trovare una linea comune d’azione, e in alcune Regioni ci si sta attrezzando per formare il personale già in servizio in modo che possa assistere gli ospiti anche con cure infermieristiche in mancanza di queste figure professionali.

Altro grave problema è quello dell’occupazione dei posti letto: le strutture erano abituate ad avere un’occupazione media intorno al 98%. Oggi si ritrovano con circa il 20% in meno degli ospiti, vuoi per una campagna mediatica durante il lockdown che ha dipinto la RSA come luoghi di morte, vuoi per le regole attuali che richiedono di avere dei posti vuoti per garantire l’isolamento, e questo ovviamente si ripercuote sui bilanci.

Oggi c’è una grande sfiducia nei nostri confronti mentre in realtà le RSA sono davvero un posto molto sicuro dove vivere, tra vaccini, screening, protocolli di sicurezza. Noi da parte nostra stiamo facendo il possibile per riconquistare questa fiducia, impegnandoci non solo nel riaprire in sicurezza ma anche nel ricostruire quella vita di comunità e il più possibile familiare all’interno della struttura facendo ripartire tutte quelle attività che erano state bruscamente interrotte l’anno scorso.

È chiaro, comunque, che serve un ripensamento dell’organizzazione delle residenze sia da un punto di vista culturale che gestionale, riprogettando quello che è il nostro mondo. La Commissione Paglia obiettivamente ci preoccupa non poco: sicuramente l’assistenza domiciliare va rivista e potenziata ma non può essere l’unica soluzione. Bisogna saper dare la soluzione più appropriata per ogni fase della vita dell’anziano, in una filiera di servizi complementari non alternativi, in un contesto dinamico e fluido”.