Si tratta di un “evento che nella storia conta solamente due precedenti, nel 1300 per il modenese e nel 1570 per il ferrarese- mette subito in chiaro l’assessore- terremoti che alcuni esperti definiscono con tempo di ritorno millenario”. In queste ore “si sta completando la mappa di tutti i Comuni coinvolti – continua Gazzolo – a fronte degli oltre 7.000 posti disponibili, sono 5.292 complessivamente gli sfollati che al momento trovano accoglienza: 3.515 nel modenese, 1.635 nel ferrarese, 116 nel bolognese e 26 nel reggiano. L’offerta di posti e’ sempre stata maggiore di quella utilizzata sin dalla prima notte, anche in considerazione della pioggia battente nelle stesse ore”. Oltre alle sette vittime, 47 persone sono rimaste ferite e hanno avuto bisogno di un ricovero in ospedale. All’opera ci sono 509 volontari di protezione civile, di cui 178 dalle altre regioni, a cui si aggiungono 343 persone reperibili. Oltre ai tecnici di viale Aldo Moro e ai Vigili del fuoco, che si occupano di verificare l’agibilità degli edifici, ci sono 10 squadre ad hoc, composte da pompieri, tecnici della Regione e della Soprintendenza, che si dedicano solo ai beni culturali. “Si sta lavorando per ottenere un potenziamento dei tecnici della Soprintendenza e per avere un decreto ad hoc – spiega Gazzolo – giustificato dai danni subiti dal nostro patrimonio”. La proposta avrebbe raccolto l’interesse del premier Mario Monti, del sottosegretario Antonio Catricalà e del ministro Lorenzo Ornaghi, aggiunge l’assessore.
Dai 50 milioni di euro stanziati ieri dal Governo, con la dichiarazione dello stato di emergenza, le prime risorse in arrivo (circa 10 milioni) “serviranno a coprire le spese per i soccorsi, l’assistenza e la messa in sicurezza provvisoria degli edifici pericolanti- precisa Gazzolo- il tutto senza ricorrere all’incremento delle accise sulla benzina”. Per quanto riguarda le imprese, infine, “è stato convocato per venerdì 25 maggio il tavolo con le forze economiche e sociali delle province colpite dal sisma”. Solo nel settore dell’agricoltura, conteggia l’assessore, “risultano danneggiati abitazioni e fabbricati rurali di servizio e produttivi delle aziende agricole, con intensità dei danni variabile”. Inoltre, continua Gazzolo, “sono state lamentate perdite a scorte, macchine, attrezzature e strutture di lavorazione, conservazione e trasformazione dei prodotti agricoli come caseifici e magazzini di stagionatura del parmigiano reggiano. Ma anche cantine, acetaie e strutture per la lavorazione e conservazione di ortofrutta e cereali”.
Il presidente della Regione Errani pone l’accento anche sui possibili pericoli legati alla ricostruzione: “Non abbiamo mai nascosto la testa sotto la sabbia per le infiltrazioni mafiose, che ci sono anche in Emilia-Romagna” e ora, con il terremoto e i lavori che si annunciano, ”servono forme ulteriormente specifiche per garantirci”.
Il presidente della Regione Emilia-Romagna, che in Assemblea legislativa ha ribadito il suo no al progetto della Ers, nel corso della relazione in aula sul sisma che ha sconvolto le province di Modena e Ferrara. Rivara, nel modenese, è infatti proprio uno dei paesi colpiti. Il terremoto di domenica dimostra che il deposito di gas a Rivara non s’ha da fare. “Certo, avremmo preferito non avere questa controprova”, aggiunge Vasco Errani. Anche per questo, rende noto Errani, “abbiamo già posto la questione di Rivara al sottosegretario Catricalà e l’attività di ricerca da parte dell’azienda non e’ ancora cominciata”. “Qui la pensiamo tutti allo stesso modo e confermiamo fino in fondo la nostra posizione” di contrarietà al progetto, che deriva proprio dalla sismicità del territorio. Quanto invece alle ripercussioni per l’istruzione Errani ha detto che non ci sarà “nessuna soluzione provvisoria per le scuole”: le strutture siano “già riqualificate e ristrutturate alla riapertura per il nuovo anno scolastico”. “L’assessorato all’istruzione – ha aggiunto – ha in corso le verifiche sulle scuole e poi ci confronteremo con il ministro Francesco Profumo e il Governo. Nessuno ha la bacchetta magica, ma si va avanti senza fermarsi”.
Altro aspetto centrale è quello del patrimonio artistico della regione fortemente danneggiato dal sisma: “è indispensabile un decreto sui beni culturali, che non può stare dentro al sistema classico della Protezione civile”, ha detto il presidente della Regione Emilia-Romagna, precisando che il provvedimento serve per “la fase strutturale della messa in sicurezza”. Infatti, ha spiegato, il decreto approvato ieri dal Consiglio dei Ministri che stanzia 50 milioni, “prevede la messa in sicurezza dei beni culturali solo se incombono sulla pubblica incolumità. Ma qui sta anche piovendo e il maltempo aggiunge danno su danno al patrimonio storico, artistico e religioso”. Errani ha precisato che “il Presidente Monti e il Sottosegretario Catricala’ si sono detti disponibili ad aprire a giorni un tavolo per la ricostruzione” ed e’ in quella sede che intende porre la questione. “Quello dei beni culturali – ha aggiunto – è uno dei temi più impegnativi e ho parlato con il ministro Lorenzo Ornaghi, che presto sarà qui, per la strategia d’intervento delle soprintendenze”.
Il crollo di capannoni industriali costruiti in anni recenti a causa del terremoto in Emilia-Romagna non è una cosa normale. Anche il governatore Vasco Errani si dichiara preoccupato per quanto avvenuto alle attività produttive nelle campagne ferraresi e modenesi, a causa del forte sisma di domenica. “E’ chiaro che quanto accaduto ai capannoni non è normale, ci sono giustamente dei procedimenti (inchieste delle Procure di Ferrara e Modena, ndr), noi faremo la nostra parte”. Il presidente pensa soprattutto alla fase di ricostruzione.
“Gli imprenditori vogliono riprendere subito – sottolinea Errani – servono provvedimenti in tempi rapidi di sospensione dei pagamenti per le case e le imprese lesionate. Discuteremo poi come riconoscere i danni, nel frattempo la Regione ci mette un po’ di risorse e chiediamo al Governo di fare altrettanto. Creiamo un fondo di rotazione, il sistema bancario ha dato la sua disponibilità, in modo da poter fare investimenti per riattivare subito la produzione: questa e’ la priorità”.